SCHEDA PAESE: BOSNIA ERZEGOVINA

(a cura di Laura Aniballi, Legacoop Marche)

 

 

Macro regione:

Balcani

Capitale:

Sarajevo

Superficie:

51129 Kmq

Popolazione:

3922205

Lingua:

Serbo-croato

Unità Monetaria:

Marco convertibile

Valore in euro al 2002:

0.51

Struttura Politica:

Repubblica federale

 

 

Collocazione del paese nel commercio mondiale, grado di apertura dell'economia


Prima della guerra la Bosnia-Erzegovina godeva di un surplus commerciale e le esportazioni rappresentavano il 15% circa del PIL. Tuttavia, lo sconvolgimento economico subito nel corso del conflitto ha bloccato ogni attività di esportazione a partire dal 1994. L'avvio del programma di ricostruzione ha generato una rapida crescita del commercio, seppure su base molto ristretta. Le importazioni, soprattutto quelle di beni di consumo e di carburanti, sono cresciute sino a raggiungere un controvalore di quasi 2,5 miliardi di dollari, contando anche le importazioni effettuate nell'ambito del programma internazionale di aiuti. Si stima che i beni di consumo costituiscano oltre la metà delle importazioni complessive, dal momento che la lenta ripresa delle attività economiche mantiene gli acquisti di materie prime e semilavorati a livelli molto contenuti.

La crescita delle esportazioni è stata alquanto modesta - pari a 750 milioni di dollari circa nel 1999 - data la limitata capacità produttiva nazionale e la difficoltà per le imprese di trovare sbocchi nei mercati per i propri prodotti e non è aumentata di molto nel 2000 e nel 2001. A differenza dalle importazioni, la composizione delle esportazioni è fortemente concentrata sulle materie prime e sui semilavorati. La voce principale delle esportazioni è costituita, infatti, dal legname e dai semilavorati di legno, rottami di ghisa, ferro, acciaio ed altri metalli; a questi settori sono state risparmiate molte delle devastazioni subite dagli altri settori industriali, alluminio e sue leghe, calzature e abbigliamento, soprattutto dal traffico di perfezionamento passivo.
Una fetta significativa delle importazioni ed esportazioni effettuate attraverso i "confini morbidi" con la Croazia e la Serbia, non figura nelle statistiche ufficiali, rendendo i dati disponibili di scarsa utilità. A breve termine, trovandosi il sistema delle importazioni di fronte ad un ampio deficit commerciale, le esportazioni impiegheranno parecchio tempo per riguadagnare le posizioni perdute.
La ripresa delle esportazioni dalla Bosnia-Erzegovina è legata a numerosi fattori, mentre le importazioni continueranno anche a medio termine ad assestarsi su livelli consistenti. Questa situazione eserciterà una pressione costante sulla bilancia dei pagamenti. Un corretto assestamento dell'entità degli squilibri esterni e le conseguenti implicazioni a livello di politiche governative, saranno possibili solo nel momento in cui si attenuerà l'assistenza estera legata al programma di ricostruzione. Il deficit commerciale, che ha raggiunto l'85% del PIL nel 1998, è finanziato sia dagli aiuti internazionali sia dalle rimesse degli emigrati, dai crediti e dai consumi degli stranieri presenti nel paese. Il deficit delle partite correnti è passato dal 20% del PIL nel 1994-95, al 26% (escludendo i trasferimenti ufficiali) nel 1996, soprattutto in seguito all'aggravamento del deficit commerciale e all'accumulazione di arretrati sugli obblighi di pagamento degli interessi contratti con l'estero. Con la prospettiva di un ampio deficit commerciale negli anni a venire, e con l'impossibilità per il settore dei servizi di garantire un gettito adeguato nel prossimo futuro, la Bosnia-Erzegovina potrà contare solo sulle rimesse degli emigrati per correggere lo squilibrio nei conti con l'estero e prevenire un eccessivo aumento del passivo delle partite correnti. Tuttavia, gli esperti della Banca mondiale ritengono che non ci siano motivi di preoccupazione, perché il deficit è una conseguenza del recupero dell'economia, ossia delle poche esportazioni e delle grosse importazioni di macchinari, impianti, materie prime, carburanti e alimentari. Secondo le loro previsioni, dopo il 2000 il deficit scenderà al di sotto del 10% del PIL, ma data la situazione, questa sembra una visione troppo ottimistica.

 

Interscambio commerciale con l'italia

 

L'interscambio, che non si è fermato nemmeno durante la guerra, segna un continuo ma decrescente surplus a favore dell'Italia. Nel 1999 il nostro paese ha esportato merci del valore di 537 miliardi di lire, ed ha importato, nello stesso periodo, merci per un valore di 328 miliardi di lire, creando un surplus di 209 miliardi.
Nel 1996, per esempio, l'export verso la Bosnia era 4,5 volte maggiore dell'import.

Nel 1999 la differenza è stata ridotta a 1,6. Dopo una rapida crescita nel periodo 1994-1997, quando gli indici dell'export erano molto alti (191% nel 1996), nel 1998 si nota una stabilizzazione rispetto all'anno precedente; nel 1998 la crescita dell'export si esprime in millesimi. Nel 1999 la crescita dell'export è 15% Nello stesso periodo il tasso di crescita dell'import segna valori ancora più alti (440% nel 1995), ma considerati i bassi valori base, questo dato non rispecchia si rivela estremamente significativo in termini reali. Comunque, la crescita dell'import è sempre costante: il tasso di crescita nel 1997 era del 102%, nel 1998 del 39%, nel 1999 del 56%

Il settori più promettenti del esportazioni nel 1999 erano:

 

·                     macchine agricole e industriali

·                     carta gomma plastica, altre ind. manif.

·                     cuoio, calzature

·                     prodotti alimentari, bevande, tabacco

·                     prodotti in metallo

·                     minerali e prodotti non metalici

 

Il settori più promettenti delle importazioni dalla Bosnia-Erzegovina nel 1999 erano:

·                     legno e mobili in legno

·                     cuoi calzature

·                     minerali ferrosi e non ferrosi

·                     abbigliamento e maglieria.

I rapporti commerciali tra l'Italia e la Bosnia-Erzegovina si realizzano secondo alcune modalità prevalenti.

Il legno semi lavorato è il principale prodotto d'importazione dalla Bosnia-Erzegovina. Le devastazioni di guerra hanno distrutto le capacità di lavorazione al punto che le aziende bosniache sono

costrette ad esportare il legno a un basso livello di lavorazione. Nello stesso tempo in Bosnia si importano i mobili e vari tipi di carta.

 

PERCHE’ LA BOSNIA ERZEGOVINA

 

v     Perché crocevia tra est ed ovest

v     Perché si trova nel cuore dell’Europa Sud-Orientale

v     Perché rappresenta un nuovo mercato di 60 milioni di abitanti

Dal punto di vista della stabilità economica, la Bosnia Erzegovina è dotata di una moneta stabile ed ha l’inflazione più bassa di tutta l’Europa Sud-Orientale. Il prodotto interno lordo è in continua crescita ed il sistema bancario è stato completamente riformato.
L’esportazione di beni verso i 15 Stati Membri dell’UE avviene senza restrizioni quantitative e senza spese doganali o affini a partire dalla fine del 2002 (il tessile dal 2003) con poche eccezioni tra cui: bovini, alcuni tipi di pesce e di vino.

La Bosnia Erzegovina si caratterizza inoltre per le straordinarie risorse naturali, fra tutte circa 300 milioni di metri cubi di foreste (53% del totale della superficie del Paese),montagne e numerosissimi corsi d’acqua (energia idroelettrica), più di 1,5 milioni di ettari di terreno incontaminato per la produzione di cibi organici.

Importante è anche l’industria della birra, che è stata anche una delle prime ad essere privatizzata.

Ci sono inoltre 13 impianti per l’energia idroelettrica  con una capacità di 20034 MW tanto che il Paese esporta energia elettrica verso gli altri Paesi dell’Europa Orientale e in Europa Occidentale.

Per quanto riguarda i metalli, vi sono due importanti impianti per l’alluminio. La lavorazione dei metalli rappresenta il 14% del PIL ed il 29% delle esportazioni.

Nel settore del tessile e abbigliamento, il Paese esporta i propri prodotti un po’ in tutto il mondo ed il costo della manodopera è relativamente basso.

Ricco di potenzialità è anche il settore turistico, soprattutto in considerazione del fatto che il Paese è pieno di aree incontaminate ed inesplorate (ecoturismo), e che ci sono delle località sciistiche attrezzate sede anche dei giochi olimpici invernali.
Il Paese si trova in una fase di forte privatizzazione di tutti i settori strategici dal telefono, all’acqua fino alle raffinerie di petrolio.

Relativamente agli incentivi alle imprese il maggiore è sicuramente quello dell’esenzione dal pagamento delle tasse sui profitti.

Elemento non meno importante è la disponibilità sul mercato di forza lavoro qualificata e competitiva dal punto di vista dei costi.

 

 

GLI INVESTIMENTI STRANIERI IN BOSNIA ERZEGOVINA

 

Gli investimenti stranieri sono regolati dalla Legge sulla politica degli investimenti esteri in Bosnia-Erzegovina, dalla Legge sulla politica degli investimenti esteri diretti (Gazz. Uff. della BE n.4/98), e dal Decreto di legge sulle imposte sugli utili delle imprese (Gazz. Uff. della BE n.5/95).
L'articolo 5. della succitata legge prevede la registrazione degli investimenti stranieri presso "l'organo competente dello Stato" (Bosnia-Erzegovina) e presso ''l'organo competente dell'entità'' (Federazione o R. Srpska). Se tale organo non conferma la registrazione entro breve scadenza (10 giorni, prorogabili di altri 10 in alcuni casi), l'investimento si considera registrato.
L'organo competente dello Stato è il Ministero per il commercio con l'estero e gli organi competenti delle entità dovrebbero essere i rispettivi ministeri per il commercio con l'estero.


Costituzione di società a partecipazione straniera


Dal punto di vista legale, la costituzione di un'azienda in Bosnia è relativamente semplice e sostanzialmente libera. La legge non distingue le imprese locali, a capitale misto o a totale proprietà straniera. Le imprese miste e quelle di proprietà totalmente estera hanno gli stessi obblighi e i diritti delle imprese di proprietà locale, private o pubbliche.

In realtà, almeno per il momento, l'interesse degli operatori stranieri è concentrato soprattutto sulle società miste e mira alla produzione basata sulle strutture esistenti e su una forza lavoro relativamente a buon mercato; questo non vuol dire che non vi siano già imprese di proprietà totalmente estera che operano attivamente come persone giuridiche bosniache.

Le imprese straniere devono ottenere l'autorizzazione del Ministero per il commercio con l'estero dello Stato di Bosnia-Erzegovina e, nei casi previsti dalla legge, quella delle Autorità militari. Ottenuta l'autorizzazione del Ministero (15-20 giorni), la società può essere iscritta al registro del Tribunale e, in seguito, ottenere la licenza per l'import-export, aprire un conto corrente presso una banca commerciale, ottenere un numero doganale.

La società registrata per le attività commerciali con l'estero può stabilire la sede all'estero e anche costituire società proprie o miste all'estero.
 

Non ci sono restrizioni per gli investimenti esteri oltre che l'operatore straniero non può detenere più del 49% del capitale in determinati settori strategici (armamenti, trasporti, telecomunicazioni).

All'investitore straniero viene riconosciuto il diritto di gestire autonomamente l'attività, di reinvestire gli utili ottenuti e di trasferire all'estero gli utili realizzati.


Sono previste le seguenti agevolazioni:

 

·        l'esenzione doganale e fiscale sull'importazione dei beni in qualità di investimento;

·        l'esenzione doganale e fiscale nell'importazione di materie prime, materiali e componenti necessari per la produzione durante il primo anno di attività;

·        l'esenzione doganale e fiscale per l'importazione di materie prime, materiali e componenti necessari per la produzione di beni destinati all'esportazione;

·        l'esenzione fiscale sui profitti della società durante il primo anno di attività, estensibile fino a cinque anni per i profitti reinvestiti nel Paese e/o depositati a lungo termine presso una banca locale.

Secondo un'esplicita disposizione della legge, i diritti elencati non possono essere ridotti o annullati da leggi successive. In caso di emanazione di nuove leggi in materia, l'investitore straniero potrà scegliere il quadro normativo a lui più favorevole.

L'investitore straniero può avere il controllo di maggioranza dell'investimento, anche al 100%, e operare senza associarsi con un partner locale. La legge prevede espressamente che gli investimenti stranieri non possano essere nazionalizzati, espropriati o sequestrati né essere oggetto di misure che portino a conseguenze di questo tipo, salvo nei casi di interesse pubblico, in conformità alla legge e alle disposizioni in vigore, e dietro giusto compenso.

Non è nemmeno previsto che i membri del consiglio d'amministrazione e i dirigenti dell'impresa abbiano la nazionalità o la residenza locale.


Trasferibilità all'estero di profitti e capitali


La legge sugli investimenti stranieri (articolo 11) garantisce il diritto di trasferimento e di rimpatrio dei profitti/rimesse.
La Bosnia-Erzegovina è membro del Fondo monetario internazionale, ma non ha ancora formalmente assunto le obbligazioni previsti dagli articoli VIII 2, 3 e 4 dell'accordo con i quali i membri dell'Fmi si impegnano a non imporre alcuna restrizione sui pagamenti e i trasferimenti nelle correnti transazioni internazionali, adottando regimi valutari discriminatori o procedure valutarie multiple, senza l'approvazione da parte dell'Fmi. Comunque, la Bosnia-Erzegovina appoggia tali impegni in linea di principio.
La legge bosniaca sugli investimenti esteri permette anche alle imprese locali e straniere di tenere conti correnti presso una o più banche autorizzate, che possono usare per rimettere o ricevere pagamenti in valuta estera.

Balcani area di libero scambio

Anche la Bosnia Erzegovina farà parte dell’obiettivo ambizioso da realizzare entro il 2004 per fare dei Balcani un’area di libero scambio al fine di rilanciare il commercio e fare dell’Italia il Paese crocevia per gli investimenti nell’area dell’Est Europa. Sono queste le priorità indicate dal Vice Ministro delle Attività Produttive con delega al Commercio Estero, Adolfo Urso che, in questi ultimi mesi si è recato in visita ufficiale in Albania, Serbia Montenegro, Macedonia e Bosnia Erzegovina.

 

 

Fonti: www.ice.it

         www.fipa.gov.ba

         www.worldbank.ba

         www.aziendenews.it

         www.mincomes.it