Ricerca sulla Cooperazione
nelle Marche
La ricerca è
frutto del contributo della Dott.ssa Monica Lattanzi, neolaureata in Economia e
Commercio, che ha
svolto un tirocinio formativo presso l'ARMAL finalizzato alla redazione della
tesi di laurea sulla cooperazione nelle
Marche, relatore il Prof. Stefano Staffolani, membro del Comitato
tecnico-scientifico dell’Osservatorio del Mercato del Lavoro Armal.
Quella di
seguito riportata è una sintesi adattata alle esigenze di questa pubblicazione.
Il presente paragrafo
è suddiviso in cinque parti: la prima contiene alcune indicazioni
sintetiche, la seconda è dedicata ad
una descrizione delle forme di cooperative, la terza alle principali
indicazioni provenienti dal censimento intermedio dell’industria e dei servizi,
la quarta all’analisi dei dati di fonte infocamere-movimprese, l’ultima
all’analisi dei dati di fonte Inps.
1. Indicazioni sintetiche
La
cooperazione coniuga in sé i principi della mutualità e della solidarietà con
le regole dell’impresa e del mercato e costituisce un fenomeno rilevante sia
sul piano sociale che su quello produttivo ed occupazionale.
La
cooperazione marchigiana presenta un notevole grado di dinamicità e
flessibilità, che la rende capace di adattarsi alle situazioni ambientali ed al
mercato del lavoro con risposte diversificate ed efficaci.
Il
presente lavoro affronta il tema della cooperazione delineando un quadro
generale degli aspetti giuridici ed istituzionali delle società cooperative e,
in particolare, di ciascuna delle tipologie in cui esse si distinguono in base
all’attività economica esercitata.
I dati
utilizzati sono stati ottenuti da diverse fonti sotto elencate.
· Indagine
Sinapsi: sviluppata su incarico delle
Centrali Cooperative, analizza le realtà che risultavano iscritte alla data del
31 dicembre 1997 presso le Camere di Commercio della Regione;
·
Censimento intermedio dell’industria e dei servizi realizzato dall’istituto
nazionale di statistica nel 1996;
·
Infocamere – movimprese per gli anni dal 1997 al 2000;
·
Albo regionale delle cooperative sociali previsto dalla l. reg. n.50/95, per il
periodo 97/01, integrato con i primi risultati del censimento delle istituzioni
private e delle imprese non profit;
·
Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, con dati aggiornati al 15 maggio
2001.
I dati e le elaborazioni
riportati in questo lavoro indicano quanto è avvenuto nella cooperazione
marchigiana dal 1996 ad oggi per quanto concerne il numero di imprese attive
della regione e l’occupazione.
Imprese attive. I dati acquisiti dalla fonte infocamere –
movimprese[1]
indicano che le società cooperative marchigiane si sono accresciute
numericamente nel corso degli ultimi quattro anni fino a raggiungere nel 2000
il numero di 1.611 imprese attive. Dal 1997 al 2000 si rileva una variazione
positiva pari all’11,3%. Tale aumento è registrato in tutte le province: in
ognuna di esse, dopo una flessione di lieve entità subita nel 1998, si sono
registrati notevoli incrementi negli anni successivi.
Dai dati Inps emerge che
nella regione, alla data del 15 maggio 2001, risultano attive 826 cooperative
con personale dipendente, di cui circa il 40% opera nella provincia di Ancona
mentre il resto si divide in modo pressoché equo fra le altre province.
Settori. Le indicazioni provenienti dai dati del censimento
intermedio dell’industria e dei servizi mostrano che le cooperative della
regione operano prevalentemente nei settori delle costruzioni, dei servizi alle
imprese e delle attività manifatturiere. All’interno di ogni provincia la
situazione corrisponde notevolmente a quella evidenziata a livello regionale;
l’unico particolare da segnalare riguarda l’elevata quota di cooperative che
opera nel settore dei trasporti della provincia di Ancona, comunque non
superiore a quella del comparto manifatturiero.
Nell’ambito del
terziario, predomina in ciascuna provincia l’intermediazione monetaria e
finanziaria, ma mentre ad Ascoli Piceno ed Ancona questo settore è seguito
dalle costruzioni e dai trasporti, nelle altre due province si rileva il
notevole peso degli altri servizi pubblici, sociali e personali.
Occupazione. Dal punto di vista occupazionale, le società
cooperative che riuniscono il numero più elevato di addetti operano,
nell’ordine, nel settore manifatturiero, in quello dei servizi alle imprese, nel
commercio e nei trasporti. L’andamento dell’occupazione nelle cooperative ha
subito un decremento dal 1997 al 1999, colmato tuttavia nell’anno 2000 da una
forte ripresa, legata al settore delle costruzioni. L’aumento complessivo degli
addetti, nei quattro anni, è pari al 9%.
Dai dati di fonte Inps,
risulta che il personale dipendente ammonta a 13.514 unità, di cui il 51%
rientra nella qualifica di operaio. Quest’ultima risulta in ogni provincia la
qualifica predominante, anche se nella provincia di Pesaro essa è quasi
eguagliata da quella di impiegato.
Quota relativa su totale imprese. Le cooperative mostrano un peso rilevante,
rispetto alla totalità delle imprese della regione nel settore dei servizi
domestici presso famiglie e convivenze, nella sanità ed altri servizi sociali,
nell’istruzione e nei servizi alle imprese1.
Quest’ultimo mostra un
notevole incremento del numero di cooperative a partire dal 1999, tanto da
divenire quello che presenta la quota più elevata, mentre nei due anni
precedenti tale ruolo era del settore delle costruzioni.
Quello dei servizi alle
imprese è anche l’unico comparto, fra i più importanti, ad aver fatto rilevare
in tutti i quattro anni incrementi del
numero di unità.
Il settore dei servizi
alle imprese risulta, inoltre, quello che ha ricevuto nell’intero periodo il
maggior numero di iscrizioni a livello regionale.
2. Tipologie di cooperative
Tra le tipologie
di società cooperative vi sono le seguenti:
1)
Cooperative
di consumo
2)
Cooperative
di produzione e lavoro
3)
Cooperative
agricole
4)
Cooperative
di credito
5)
Banche di
credito cooperativo
6)
Cooperative
edilizie
7)
Cooperative
sociali
Le cooperative
di consumo si pongono l’obiettivo di fornire beni ai soci a condizioni più
favorevoli delle condizioni di mercato: quindi al minor costo possibile
mantenendo intatta la garanzia di qualità.
Per poter
perseguire tali scopi le cooperative provvedono in genere:
Secondo l’art.23
quarto comma della Legge Basevi, nelle cooperative di consumo “non possono
essere ammessi, come soci, intermediari e persone che conducano in proprio
esercizi commerciali della stessa natura della cooperativa”.
Sono società cooperative di produzione e lavoro quelle
cooperative che hanno quale scopo statutario principale quello di ricercare e
garantire l’occupazione dei propri soci alle migliori condizioni di mercato.
Esse operano
soprattutto nei settori dei trasporti, delle pulizie, dell’edilizia e della
ristorazione. Altri esempi si ritrovano nel campo delle confezioni e della
forestazione.
Lo scopo citato
si realizza mediante la produzione di servizi o l’esercizio di attività da
realizzare attraverso l’apporto lavorativo dei singoli, i quali devono essere
perciò in grado di prestare l’attività che permetta il raggiungimento dello
scopo sociale, offrendosi quali lavoratori del settore d’impresa in cui la
cooperativa intende operare.
La
caratteristica principale delle cooperative di produzione e lavoro sta proprio
nel fatto che il socio è imprenditore e lavoratore nello stesso tempo, assume,
infatti, l’appalto di lavori che esegue insieme agli altri soci e, come
imprenditore, sopporta oneri e rischi dell’attività intrapresa, ma essendo
anche lavoratore otterrà un salario: a questo si dovrebbe dunque aggiungere,
teoricamente, tutto il margine di profitto derivante dall’attività
imprenditoriale che, al di fuori dell’ambito cooperativo, spetterebbe invece ad
un imprenditore terzo.
Anche in tali
cooperative si applica il meccanismo precedentemente enunciato del ristorno.
L’art. 23 della
Legge Basevi (D.Lgs. C.p.S. 14 dicembre 1947 n. 1577) prevede al primo comma
che “i soci di cooperative di lavoro devono essere lavoratori ed esercitare
l’arte o il mestiere corrispondente alla specialità delle cooperative di cui
fanno parte o affini. Non possono essere soci di tali cooperative coloro che
esercitano in proprio imprese identiche o affini a quella della cooperativa”[2].
Dopo un lungo
periodo di attesa, il Parlamento ha finalmente approvato la legge 3 aprile
2001, n. 142 “Revisione della legislazione in materia cooperativistica, con
particolare
riferimento alla posizione del socio lavoratore”, pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale n. 94 del 23 aprile 2001.
In particolare,
viene rivista la posizione del socio-lavoratore, che trova nella nuova norma
specifica regolamentazione in materia di diritto del lavoro, di fisco e
previdenza.
Il
socio-lavoratore di cooperativa, in base alla nuova legge, è colui che:
a.
concorre alla
gestione dell’impresa partecipando alla formazione degli organi sociali e alla
definizione della struttura di direzione e conduzione dell’impresa;
b.
partecipa
alla elaborazione di programmi di sviluppo e alle decisioni concernenti le
scelte strategiche, nonché alla realizzazione dei processi produttivi
dell’azienda;
c.
contribuisce
alla formazione del capitale sociale e partecipa al rischio d’impresa, ai
risultati economici ed alle decisioni sulla loro destinazione;
d.
mette a
disposizione le proprie capacità professionali anche in relazione al tipo e
allo stato dell’attività svolta, nonché alla quantità delle prestazioni di
lavoro disponibili per la cooperativa stessa.
Diverse le forme
che questa partecipazione può assumere: infatti il socio-lavoratore di
cooperative stabilisce con la propria adesione, o successivamente
all’instaurazione del rapporto associativo, un’ulteriore e distinto rapporto di
lavoro, in forma subordinata od autonoma o in qualsiasi altra forma, compresi i
rapporti di collaborazione coordinata non occasionale, finalizzato al
raggiungimento dell’oggetto sociale.
Dalla forma
contrattuale scelta derivano i rispettivi trattamenti fiscali e previdenziali.
Al socio-lavoratore
subordinato verrà anche applicato lo Statuto dei lavoratori, con la sola
esclusione dell’art. 18 relativo alla reintegrazione nel posto di lavoro, ogni
volta che venga a cessare con il rapporto di lavoro anche quello sociale.
La cooperativa
dovrà garantire al socio-lavoratore subordinato un “trattamento economico
complessivo proporzionato alla quantità ed alla qualità del lavoro prestato e
comunque non inferiore ai minimi previsti, per prestazioni analoghe, dalla
contrattazione collettiva” e a quello con contratto di lavoro autonomo “non
inferiore ai compensi medi in uso per prestazioni analoghe”.
In aggiunta a
tali trattamenti minimi, l’assemblea della società cooperativa potrà deliberare
maggiorazioni contributive e ristorni di bilancio in maniera non superiore al
30% dei trattamenti, anche sotto forma di aumento gratuito del capitale. Si
applicano ai soci-lavoratori le disposizioni in materia di igiene e sicurezza
sui posti di lavoro; le controversie relative ai rapporti di lavoro, sotto qualsiasi
forma instaurati, rientrano nelle competenze del giudice del lavoro.
Le cooperative agricole presentano contorni
non del tutto definiti, poiché in tale tipo di cooperazione si hanno società
con caratteristiche diverse in funzione dei diversi connotati dei soci e degli
scopi imprenditoriali che questi si prefiggono.
La
caratteristica che, in ogni modo, accomuna tutte le cooperative agricole è
dettata dall’art. 2135 del c.c.. Tutte le cooperative agricole saranno tali e
si potranno qualificare come imprenditori agricoli ogni qual volta esercitino
effettivamente una attività diretta alla coltivazione del fondo, alla
silvicoltura, all’allevamento del bestiame ed attività connesse. Quest’ultime
sono le attività dirette alla trasformazione od alienazione dei prodotti
agricoli, quando rientrano nell’esercizio normale dell’agricoltura.
La legge Basevi,
all’art.23 quinto comma, si occupa solo delle cooperative agricole per
affittanze collettive o per conduzione di terreni in concessione, affermando
che in queste “non possono essere ammesse come soci persone che esercitano
attività diversa dalla coltivazione della terra”. Lo stesso art.23 aggiunge che
“i proprietari, gli affittuari e i mezzadri possono essere soci di tali
cooperative solo quando coltivino direttamente la terra e la superficie da essi
direttamente coltivata sia insufficiente ad assorbire tutta la manodopera del
nucleo familiare”.
Nella
cooperazione agricola è possibile individuare una cooperazione di produzione di
beni, una cooperazione di servizio ai soci ed una mista che associa le due
tipologie precedenti.
Le “cooperative
di produzione agricola” sono quelle società che gestiscono direttamente la
coltivazione del terreno con il lavoro dei propri soci e provvedono
successivamente alla commercializzazione dei prodotti ottenuti.
In base al tipo
di possesso del terreno da coltivare, le cooperative possono essere a proprietà
divisa o indivisa.
Nel primo caso
la cooperativa non è proprietaria dei terreni ma proprietari sono i soci che li
conferiscono per la sola coltivazione.
Nell’altro caso
la cooperativa è invece titolare del terreno, il quale ne rappresenta il
patrimonio.
Riguardo alle
forme di gestione dell’impresa, le cooperative si possono distinguere in
cooperative a gestione unita e cooperative a gestione divisa. Nel primo caso si
ha un’unica azienda, mentre nel secondo vi sono più aziende individuali che
riuniscono a fine periodo i propri risultati.
Le “cooperative
di servizio” sono quelle società costituite da produttori agricoli aventi lo scopo
di integrare l’attività della loro impresa con quei particolari servizi che, in
caso contrario, nessun agricoltore socio avrebbe la possibilità di realizzare
singolarmente a costi contenuti.
La cooperazione
di servizio si può classificare in due grandi tipologie: quella che fornisce
beni e servizi per la produzione o la gestione delle imprese dei soci e quella
che manipola, lavora, trasforma e commercializza le produzioni conferite dagli
stessi. Quest’ultima categoria costituisce il settore più conosciuto della
cooperazione agricola, data la elevata concentrazione di soci che riesce a
realizzare.
I settori
agricoli in cui più frequentemente si ricorre a questo tipo di cooperazione
sono il settore lattiero-caseario, quello frutticolo, il settore zootecnico e
quello viticolo.
La
caratteristica tipica di tale attività è che il compenso si forma alla fine
dell’annata agricola, cosicché è possibile confrontare l’intero ammontare
realizzato sul mercato con il totale dei conferimenti ricevuto dai soci.
Le cooperative di credito devono essere
distinte in due categorie: Banche di credito cooperativo e Banche popolari.
Entrambe le
tipologie sono oggi regolate dal D.Lgs. 1 settembre 1993 n. 385 (T.U. in
materia bancaria e creditizia), che ha abrogato le precedenti disposizioni
sparse in varie leggi ed ha convertito le Casse Rurali ed Artigiane in vere e
proprie Banche di Credito Cooperativo.
Il mutamento è
stato significativo, come si intuisce anche dalla nuova denominazione, di cui
si possono mettere in evidenza due elementi, quali: “Banca” e non più cassa,
riferita soprattutto a distretti rurali ed artigiani, e “Credito Cooperativo”
che richiama concetti fondamentali come mutualità e territorio.
La
caratteristica condivisa, infatti, dalle BCC e dalle Banche Popolari è quella
di essere banche locali, connotato dell’attività di intermediazione creditizia
che si definisce in funzione della porzione di territorio su cui esse si
concentrano, integrandosi ed assumendo un ruolo di sostegno per le famiglie e
le imprese, assicurando loro benefici in termini di condizioni favorevoli sui
servizi finanziari offerti. I criteri a cui la banca si ispira nella propria
gestione sono, quindi, anche di carattere sociale e si sostanziano nel
promuovere il miglioramento delle condizioni culturali dei soci e la crescita
delle comunità locali in cui è presente, nell’educare al risparmio e nella
diffusione dei valori cardine della cooperazione.
La forma
giuridica che devono assumere sia le banche popolari sia le banche di credito
cooperativo è quella di società cooperativa per azioni a responsabilità
limitata.
A - Le banche di credito cooperativo.
Mutualità,
localismo, solidarietà ed omogeneità della base sociale sono i caratteri che
tuttora distinguono le Banche di Credito Cooperativo nell’ambito del panorama
bancario italiano.
Anteriormente al
Testo Unico in materia bancaria e creditizia del 1993, il decreto legislativo
n. 481/1992 aveva previsto i requisiti necessari per far parte di una banca
(prima Cassa) di credito cooperativo, i quali non rispecchiavano più quelli che
fino a quel momento dovevano rispettarsi, come il fatto di essere agricoltori o
artigiani per poter diventare soci, rispettivamente, di casse rurali o
artigiane, bensì diveniva sufficiente risiedere, avere sede oppure operare con
continuità nel territorio di competenza della banca stessa. Questa disposizione
è stata successivamente ripresa dal T.U. del 1993, nell’art.34.
L’art. 35 del
T.U. al primo comma prevede che l’esercizio del credito deve essere effettuato
prevalentemente a favore dei soci, ma le singole banche di credito cooperativo
possono anche ottenere l’autorizzazione dalla Banca d’Italia, per periodi
determinati e solo nel caso sussistano ragioni di stabilità, ad operare
principalmente con soggetti diversi dai soci. Le stesse ragioni di stabilità
unite all’interesse dei creditori sono necessarie per ottenere dalla Banca
d’Italia (art.36 T.U. bancario) l’autorizzazione a deliberare fusioni con altre
banche, da cui si ottengano banche popolari o banche aventi la forma giuridica
di società per azioni, salvo il diritto di recesso dei soci.
Gli stessi soci
non devono essere in numero inferiore a duecento, come stabilito dall’art. 34
comma 1 del T.U. e nel caso vi sia una diminuzione, la compagine sociale deve
essere reintegrata entro un anno; in caso contrario la banca è posta in
liquidazione. L’attuale legge bancaria consente ad ogni socio di possedere un
valore nominale complessivo di azioni non superiore ad ottanta milioni di lire,
fermo restando il principio “una testa - un voto”; inoltre, le Bcc sono
obbligate a destinare almeno il 70% degli utili netti annuali alla formazione o
all’incremento della riserva legale indivisibile.
B - Le banche popolari.
La legge non
individua l’attività delle banche popolari con peculiari specializzazioni
settoriali o territoriali ma, di fatto, esse circoscrivono la loro operatività
ad alcuni settori o zone; per tale motivo assumono anche queste il carattere di
banche locali.
Non si riscontra
in questa categoria l’omogeneità della compagine sociale, che potrebbe
costituire un fattore di successo, anzi ciò si pone anche in contraddizione con
le regole organizzative cooperative.
Per i soci di
una banca popolare non è richiesto alcun particolare requisito, nè la banca è
obbligata ad operare, dal lato della raccolta o da quello dell’erogazione,
prevalentemente con loro.
Nel modello di
banche considerato, l’uguaglianza tra struttura cooperativa e scopo
mutualistico è riscontrabile solo nel fatto che la legge qualifichi
espressamente le banche popolari come cooperative e l’art.2515 comma 2 c.c.
preveda che “l’indicazione di cooperative non può essere usata da società che
non hanno scopo mutualistico”.
Inoltre, l’art.
2517 c.c. stabilisce che le società cooperative che esercitano il credito sono
soggette alle norme del codice civile solo in quanto queste ultime siano
compatibili con le disposizioni delle leggi speciali, e la legge speciale che
regola le banche popolari, vale a dire il Testo Unico bancario (D.Lgs. 1
settembre 1993 n.385) potrebbe, essendo fonte allo stesso livello del codice
civile, derogare al principio codicistico della corrispondenza fra struttura
cooperativa e scopo mutualistico.
Quest’ultimo,
nel T.U. bancario, non è assolutamente prescritto per le banche popolari né
sono ribadite quelle regole che, nella disciplina generale, sono funzionali ad
incentivarlo o almeno a comprimere l’elemento lucrativo.
Riguardo ai
vincoli si rileva che non ne sono previsti né per l’attività né in tema di
destinazione degli utili, salvo l’accantonamento a riserva legale.
L’art. 30 comma
4 del T.U. stabilisce che, dovendo il numero minimo dei soci non essere
inferiore a duecento, in caso di diminuzione al di sotto del limite previsto lo
si deve reintegrare entro un anno, in caso contrario la cooperativa viene posta
in liquidazione.
Il comma 2 dello
stesso articolo prevede che la partecipazione del singolo socio non deve essere
superiore allo 0,50% del capitale: nel caso tale limite venga superato la banca
notifica al soggetto che detiene la quota la violazione del divieto e le azioni
eccedenti dovranno essere alienate entro un anno dalla contestazione effettuata
dalla banca.
La Banca
d’Italia può autorizzare le banche popolari a deliberare trasformazioni in
S.p.A. ovvero fusioni da cui si ottengano S.p.A., a condizione che vi abbiano
interesse i creditori o vi siano esigenze di rafforzamento patrimoniale o a
fini di razionalizzazione del sistema, salvo il diritto di recesso dei soci
(art.31 D.Lgs.n. 385/93).
Infine, è
opportuno precisare che alle banche popolari non si applica né la legge Basevi,
cioè il D.Lgs. C.d.S. n.1577/1947, né la legge n.59 del 1992 “Nuove norme in
tema di società cooperative”.
Le cooperative edilizie hanno lo scopo di
associare persone di varie professioni e condizioni per assicurare loro
l’acquisizione di un alloggio in proprietà o in affitto.
Da queste
dobbiamo distinguere le cooperative di produzione e lavoro nel settore
dell’edilizia, poiché la loro attività consiste nella costruzione di immobili
per conto terzi, mentre le cooperative edilizie procurano un alloggio
direttamente ai soci.
L’ambito della
cooperazione edilizia è molto complesso, ma è necessario esaminare alcune
tipologie di cooperative, considerate rilevanti, che rientrano in questa
categoria. Esse sono: le cooperative edilizie a proprietà divisa o indivisa,
quelle a contributo erariale e le cooperative edilizie c.d. “libere”.
A - Le cooperative edilizie a proprietà divisa o
indivisa.
Le cooperative
edilizie a proprietà divisa sono quelle in cui il socio, all’atto della
assegnazione dell’alloggio, ne diventa proprietario.
Le cooperative a
proprietà indivisa sono, invece, quelle in cui la proprietà dell’immobile
rimane alla cooperativa e il socio assegnatario dell’alloggio ne è il
conduttore. Egli non acquista l’immobile, bensì paga un canone di affitto a
fronte del godimento dell’alloggio che non presenta una scadenza temporale.
Tale diritto di
godimento, infatti, dura per l’intera vita dell’associato ed è solitamente
trasmissibile agli eredi.
Questo secondo
tipo di cooperativa recentemente tende ad assumere sempre meno rilevanza nel
panorama delle cooperative edilizie, mentre risultano più interessanti le
cooperative a proprietà divisa che sembra si costituiscano con maggiore
frequenza.
B - Le cooperative edilizie a contributo erariale.
Le cooperative
edilizie a contributo erariale sono quelle che godono del contributo pubblico
(c.d. cooperative sovvenzionate) per la realizzazione degli immobili.
Sono in
prevalenza soggette alla normativa contenuta nel T.U. sull’edilizia popolare ed
economica.
La disciplina a
cui sono assoggettate, comunque, è in gran parte inderogabile, di carattere
pubblicistico; la legge determina, ad esempio, i requisiti per l’ammissione dei
soci; regola l’organizzazione ed il funzionamento della società, stabilisce
inoltre le modalità di assegnazione degli alloggi.
Le eventuali
controversie che dovessero sorgere all’interno di una cooperativa a contributo
erariale sono per legge sottratte alla giurisdizione ordinaria.
Le cooperative
che fanno parte della categoria considerata possono essere a “proprietà
indivisa” quindi, come già detto, gli alloggi acquistati o costruiti restano in
proprietà della società e vengono ceduti ai soci solo in affitto; oppure
possono essere “a riscatto”, se gli alloggi sono destinati a passare in
proprietà dei soci, i quali subentreranno alla cooperativa nel pagamento di una
quota parte del mutuo edilizio.
C - Le cooperative edilizie c.d. “libere”.
Le cooperative
edilizie “libere” sono quelle che, contrariamente alle cooperative assistite,
non godono di alcun contributo statale o intervento pubblico, ma si finanziano
ricorrendo ai prestiti dei soci o ai mutui ipotecari concessi dagli istituti di
credito.
Queste
cooperative rispettano lo schema dettato dal c.c. per le società cooperative in
generale, tranne i casi in cui lo statuto rinvii alle disposizioni del T.U.
sull’edilizia popolare ed economica (R.D. 28 aprile 1938, n. 1165).
In questa
tipologia di cooperative la legge non richiede nessun requisito specifico per
entrarne a far parte; ciò vuol dire che le società hanno la piena autonomia
nello stabilire le condizioni di ammissione dei soci, le norme per il
funzionamento della società e l’assegnazione degli alloggi.
Nel caso in cui
lo statuto della cooperativa non preveda i requisiti che i soci devono
possedere essa può essere costituita da soggetti appartenenti a tutte le
categorie sociali.
La legge 31
gennaio 1992 n.59 di riforma delle società cooperative rivolge una particolare
attenzione alle cooperative edilizie di abitazione. Ha stabilito, nell’art.4,
che le società cooperative ed i consorzi operanti nel settore dell’edilizia
abitativa non possono avere soci sovventori; inoltre, con l’art.13, ha
istituito l’albo nazionale delle società cooperative edilizie di abitazione e
dei loro consorzi, presso la Direzione generale della cooperazione del
Ministero del Lavoro; le iscrizioni e le relative cancellazioni dal predetto
albo sono disposte da un apposito comitato.
La norma ha lo
scopo di intensificare il controllo nel settore della cooperazione edilizia, al
fine di evitare che le agevolazioni ed i contributi statali vengano utilizzati
da soggetti che hanno solo la qualifica apparente di cooperativa e realizzano,
invece, vere e proprie speculazioni immobiliari, andando a ledere l’accesso al
bene casa dei meno abbienti.
Nell’albo
nazionale devono iscriversi le cooperative che intendono ottenere contributi
pubblici, purché non abbiano meno di diciotto soci, risultino iscritte al
Registro Prefettizio (o nello schedario generale), siano disciplinate dai
principi mutualistici e si trovino in almeno una delle seguenti condizioni:
·
siano state
costituite con il conferimento da parte di ciascun socio di quote o azioni per
un valore non inferiore a lire cinquecentomila;
·
abbiano
iniziato o realizzato un programma di edilizia residenziale;
·
siano
proprietarie di abitazioni assegnate in godimento o in locazione ai propri
soci, o abbiano assegnato in proprietà gli alloggi ai soci stessi.
Le cooperative sociali sono state introdotte
nel nostro ordinamento legislativo con la legge 8 novembre 1991 n. 381
“Disciplina delle cooperative sociali”.
La nozione
introdotta da questa legge può essere ritenuta innovativa, poiché, come
previsto dall’art.1, “le cooperative sociali devono avere quale scopo quello di
perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana e
all’integrazione sociale dei cittadini”; la cooperativa, dunque, non ha più il
solo scopo di produrre benefici per i partecipanti, ma per l’intera
collettività sociale.
Le cooperative
sociali, al fine di raggiungere tale obiettivo, operano in due distinti settori
che prevedono:
a.
la gestione
di servizi socio-sanitari ed educativi;
b.
lo
svolgimento di attività diverse (agricole, industriali, commerciali o di
servizi), finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate.
Nel primo caso
si hanno le c.d. cooperative di tipo A), o cooperative di servizi alla persona;
operano in particolare a favore di anziani, minori, portatori di handicap e, in
modo più limitato ma significativo a favore di tossicodipendenti, alcolisti,
extracomunitari, soggetti senza fissa dimora e malati psichiatrici.
In tale
categoria di cooperative i soci prestano la loro attività nella gestione di
servizi socio-sanitari ed educativi, servizi di cui potranno essere
beneficiari, considerando però che l’utenza sarà costituita anche dal pubblico
in generale. Tutti i soci collaborano, dunque, come soci lavoratori, ma con la
particolarità del fatto che la legge prevede la possibile presenza di soci
volontari, i quali prestano la loro attività gratuitamente e non sono
destinatari del servizio o dell’attività lavorativa (art.2).
Questi soggetti
entrano quindi a far parte della cooperativa non per l’ottenimento di un
potenziale beneficio mutualistico (mutualità interna), ma unicamente per
solidarietà ed utilità generale, in sostanza per una mutualità esterna.
I soci volontari
non possono superare la metà del numero complessivo dei soci, sono iscritti in
un’apposita sezione del libro soci e possono ottenere come unico rimborso
quello delle spese effettivamente sostenute e documentate sulla base di
parametri previsti dalla cooperativa. Agli stessi soci non si applicano i
contratti collettivi di lavoro subordinato ad eccezione delle norme in materia
di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.
Nel secondo caso
si hanno le cooperative denominate di tipo B), o di inserimento lavorativo.
La loro attività
consiste nella formazione lavorativa a favore di soggetti svantaggiati ed ha
l’obiettivo della stabile integrazione degli stessi in cooperativa o della loro
riallocazione nel mercato del lavoro, in base alle diverse situazioni.
Con i termini
“persone svantaggiate” si intendono principalmente gli invalidi fisici,
psichici[3] e sensoriali; gli ex
degenti di istituti psichiatrici, i soggetti in trattamento psichiatrico, i
tossicodipendenti, gli alcolisti, i minori in età lavorativa in situazioni di
difficoltà finanziarie ed i condannati ammessi alle misure alternative alla
detenzione[4].
La condizione di
persona svantaggiata deve risultare da apposita documentazione della pubblica
amministrazione, salvo il diritto alla riservatezza.
Le cooperative
di tipo B) sono caratterizzate dalla presenza di soci sia ordinari che
volontari ma anche, come stabilito dall’art.4, da una percentuale non inferiore
al trenta per cento di soci che risultano soggetti svantaggiati.
Da ciò si evince
che, mentre nelle cooperative di tipo A) il raggiungimento dello scopo
solidaristico è sostanzialmente discrezionale, lo stesso non avviene nell’altra
categoria, dove è invece reso obbligatorio dalla legge con il citato articolo.
In sintesi,
nelle cooperative di tipo A) si potranno avere:
1.
soci ordinari
che esercitano un’attività retribuita;
2.
soci utenti
del servizio non retribuiti[5];
3.
soci
volontari in misura non superiore alla metà del numero complessivo dei soci.
Nelle
cooperative di tipo B) i soci potrebbero essere:
1.
soci ordinari
che esercitano una attività retribuita;
2.
soci
volontari in misura non superiore alla metà del totale dei soci;
3.
soci “persone
svantaggiate” che, compatibilmente con il loro stato soggettivo, partecipano
all’attività lavorativa. Il numero, come già detto, deve essere almeno il
trenta per cento dei lavoratori, soci e non soci della cooperativa.
La distinzione
dell’oggetto sociale è necessaria ai fini dell’indicazione, nell’atto
costitutivo e nello statuto, del settore di attività in cui la cooperativa
intende operare; è prevista inoltre per l’iscrizione nel Registro prefettizio
della cooperazione, nell’apposita “sezione cooperazione sociale”[6],
necessaria per usufruire delle agevolazioni tributarie e di altra natura. In
funzione dell’iscrizione in tale Registro è inoltre imposto, dal terzo comma
dell’art 1 della L. 381/1991, l’obbligo per la denominazione sociale di
contenere l’indicazione di “cooperativa sociale”.
La “piccola società cooperativa”. La “piccola società cooperativa” è stata
istituita con il decreto legislativo 14 giugno 1995 n. 232, più volte
rinnovato, fino alla mancata conversione dell’ultimo della serie.
Il 28 novembre
1996 è entrata in vigore la legge n. 608, la quale ha previsto che restassero
validi gli atti ed i provvedimenti adottati, nonché gli effetti ed i rapporti
giuridici sorti, nel periodo di validità dei decreti non convertiti; in tal
modo non si volevano pregiudicare le situazioni che si erano create
considerando la “piccola società cooperativa” come una nuova figura di
cooperativa.
Nel 1997,
precisamente il 7 agosto, si è avuta l’entrata in vigore della legge n.266
“Interventi urgenti per l’economia”, nota come “Legge Bersani”.
L’art.21 della
predetta legge introduce definitivamente la “piccola società cooperativa” e si
riferisce ad essa come ad una “forma semplificata di società cooperativa”.
Vi è incertezza,
comunque, sul fatto di considerarla una cooperativa ordinaria avente un numero
limitato di soci, oppure una tipologia di società mutualistica diversa dalla
cooperativa ordinaria.
Secondo la
legge, la “piccola società cooperativa” è composta esclusivamente da persone
fisiche, il cui numero va da un minimo di tre ad un massimo di otto e per esse
vige il regime legale della responsabilità limitata, quindi per le obbligazioni
sociali risponderà solo la società con il proprio patrimonio.
La denominazione
sociale deve contenere l’indicazione di “piccola società cooperativa”, la quale
non può essere utilizzata da società non aventi scopo mutualistico.
Si ritiene che,
per la società, il fatto che la legge abbia stabilito il numero massimo di soci
e la quota massima di capitale che ognuno di essi può sottoscrivere,
corrispondente a quella prevista per le altre società cooperative, possa
costituire un limite per il ricorso al finanziamento con mezzi propri e che
possa ostacolare il futuro sviluppo della cooperativa.
Lo stesso si
pensa riguardo alla denominazione sociale, in particolare si sostiene che sia
totalmente escluso lo scopo di lucro e si persegua invece lo scopo
mutualistico, inteso in senso stretto. Ciò comporterebbe la assoluta
inammissibilità delle due nuove figure di soggetti introdotte dalla L. 59/1992:
i soci sovventori ed i sottoscrittori di azioni di partecipazione cooperativa.
Una particolare
caratteristica della “piccola società cooperativa” è che il potere di
amministrazione della società può essere attribuito alla sola assemblea dei
soci, senza dover prevedere uno specifico organo amministrativo.
Con l’entrata in
vigore della legge Bersani si è creata, nella pratica, una situazione di
incertezza dovuta alla coesistenza di due forme di “piccola società
cooperativa”, cioè quelle venute in essere con i decreti non convertiti, ma che
sono state riconosciute e salvate dalla l. 608/1996 e quelle sorte con la L.
266/1997.
La differenza
sostanziale tra le due tipologie non risiede tanto nel numero minimo di soci
(prima 5, ora 3), quanto nel governo assembleare.
La nuova legge,
al quarto comma dell’art.21, prevede che la rappresentanza legale della società
spetti solo al presidente dell’assemblea, qualora a questa sia attribuito il
potere di amministrazione; con il decreto non convalidato, invece, l’organo che
avrebbe assunto la rappresentanza legale era determinato nello statuto.
La legge Bersani
ha concesso un riconoscimento normativo a tutti i fenomeni di esercizio
collettivo d’impresa che, precedentemente, non potevano assumere la forma
cooperativa per l’insufficienza di soci; in tal modo si è avuto uno stimolo per
la nascita di nuove imprese e per l’unione di quelle già esistenti.
La forma della
“piccola società cooperativa” può essere assunta per l’esercizio di ogni
attività tipica delle cooperative, ad eccezione delle banche di credito
cooperativo, delle cooperative di assicurazione e delle cooperative edilizie
che devono avere almeno diciotto soci per l’iscrizione all’albo.
Ad essa si
applicano le norme relative alle cooperative in genere, in quanto compatibili,
nonché quelle relative all’iscrizione nel registro prefettizio; infatti, l’art.
22 della legge Bersani ha eliminato sia il numero minimo di quindici soci per
l’iscrizione delle cooperative di produzione e lavoro, ammissibili ai pubblici
appalti, sia il limite di cinquanta soci per le cooperative di consumo, quando
forniscono servizi esclusivamente ai propri soci.
Non vi è
chiarezza della legge quando stabilisce che, ricorrendone i requisiti, la
“piccola società cooperativa deve deliberare la propria trasformazione in
società cooperativa”, poiché non specifica a quali requisiti si riferisca.
Si potrebbe
trattare del numero di soci, considerando il limite fissato dal primo comma
dell’art.21, nel caso si intenda allargare la compagine sociale.
Questo comunque
non è il solo punto che crea dubbi, poichè la disciplina nel complesso è
apparsa già da subito poco soddisfacente.
Per concludere,
il prospetto che segue evidenzierà le differenze fra la cooperativa ordinaria e
la “piccola società cooperativa”.
|
CARATTERISTICHE |
PICCOLA COOP. |
COOP. ORDINARIA
|
|
Denominazione |
Piccola Soc. coop. a r. limitata |
Soc. coop. a r. limitata (o r.i.) |
|
Responsabilità |
Solo limitata |
Limitata o illimitata |
|
Numero
dei soci |
Minimo 3 Massimo 8 |
Principio “porta aperta” |
|
Natura
del socio |
Solo persone fisiche |
Persone fisiche e giuridiche |
|
Val. nom. quote sociali |
Limite minimo: L.50.000; Limite massimo: L.1 mil. |
|
|
Limiti
alle quote sottoscritte |
Massimo: L. 91 milioni; L. 136 milioni per coop. produzione e lavoro e di trasformazione agricola trasformazione agricole |
|
|
Amministrazione |
Cons. amm.ne o Ass. soci |
Consiglio di amm.ne |
|
Requisiti
amministratori |
Solo soci |
|
|
Collegio
Sindacale |
Obbligatorio
solo se si superano limiti previsti per S.r.l dall’art.2488 e segg.c.c.[7]
|
Sempre obbligatorio |
3. Il censimento intermedio
Il Censimento
intermedio dell’industria e dei servizi realizzato dall’Istituto Nazionale di
Statistica nel 1996 ha fornito un’analisi di tutte le imprese (unità
giuridico-economiche) attive al 31 dicembre 1996 ed iscritte al Registro delle Imprese
delle Camere di Commercio, gli artigiani, i lavoratori autonomi (liberi
professionisti iscritti agli albi professionali e lavoratori in proprio).
Le imprese
esaminate sono state quelle operanti nel settore industriale e dei servizi, in
organizzazioni profit, comprese le cooperative ed i consorzi. I settori di
attività esclusi dal Censimento sono stati quelli dell’agricoltura, della
sanità, dell’istruzione e le organizzazioni non profit.
Il Censimento è
stato realizzato partendo dalle informazioni attinte dall’Istat presso
l’archivio statistico delle imprese attive (ASIA), il quale raccoglie i dati
forniti dalle imprese per fini amministrativi.
ASIA
rappresenta, dunque, una banca dati costituita dell’Istat ed alimentata oltre
che dalle informazioni da quest’ultimo direttamente acquisite anche dai dati
presenti negli archivi dell’Anagrafe tributaria del Ministero delle Finanze, di
Inps, Inail, Camere di Commercio ed Enel.
Di tali dati si
è proceduto inizialmente alla standardizzazione, normalizzazione ed
integrazione fisica delle informazioni; successivamente sono state individuate
le singole unità statistiche e definiti gli attributi delle imprese e delle
unità locali (forma giuridica, attività economica, addetti); infine è stato
eseguito il controllo delle informazioni tramite dei piani di compatibilità al
fine di stimare i dati mancanti e correggere quelli errati[8].
a) Risultati dell’analisi relativa alle cooperative
Le informazioni
ottenute dal Censimento riguardanti le società cooperative si riferiscono al
numero di imprese attive nella regione alla data del 31 dicembre 1996 ed al
livello occupazionale delle stesse.
La rilevazione è
dunque di carattere statico e non permette di effettuare un confronto con dati
più recenti, finché non si otterranno i risultati del Censimento Generale
dell’industria e dei servizi del 22 ottobre 2001. Le società cooperative
rappresentano lo 0,78% delle imprese attive della regione ed in valore assoluto ammontano a 830 unità.
Il 36,6% di esse
opera nella provincia di Ancona, mentre il resto si distribuisce equamente fra
le altre province.
Cooperative per settore e per provincia (% sul
totale provincia)
|
Settori |
Pesaro |
Ancona |
Ascoli P. |
Macerata |
TOT. (v. ass.) |
TOT. % |
|
C
Estrazione di minerali |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
|
D
Attività manifatturiere |
16,5 |
19,08 |
20,11 |
22,35 |
161 |
19,4 |
|
E
Prod. e distr. di energia elettrica, gas e acqua |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
|
F
Costruzioni |
21,43 |
23,03 |
24,14 |
18,23 |
182 |
21,9 |
|
G
Commercio all’ingr. e al dett. |
12,64 |
11,84 |
9,77 |
20,00 |
110 |
13,3 |
|
H
Alberghi e ristoranti |
5,50 |
1,32 |
1,72 |
3,52 |
23 |
2,8 |
|
I
Trasporti, magazzin. e comun. |
5,50 |
10,20 |
8,05 |
5,29 |
64 |
7,7 |
|
J
Intermediazione monet. e fin. |
6,04 |
4,93 |
7,47 |
5,29 |
48 |
5,8 |
|
K
Att. Immobil., nol., inform. e ric. |
19,2 |
22,04 |
20,12 |
14,71 |
162 |
19,5 |
|
O
Altri servizi pubb., soc., pers. |
13,19 |
7,56 |
8,62 |
10,59 |
80 |
9,6 |
|
Totale (val. ass.) |
182 |
304 |
174 |
170 |
830 |
100,0 |
|
Totale (%) |
21,9 |
36,6 |
21,0 |
20,5 |
100,0 |
|
Fonte: ISTAT “Censimento intermedio dell’industria e
dei servizi 1996”
Nell’analizzare
le stesse cooperative distinte per provincia e settore di attività economica è
possibile osservare che nelle province di Pesaro, Ancona ed Ascoli Piceno il
maggior numero di esse opera nel settore delle costruzioni, seguito dai servizi
alle imprese, dalle attività manifatturiere a Pesaro ed Ancona e dal commercio
ad Ascoli Piceno. Nel Maceratese la sezione di attività prevalente è quella
manifatturiera, a cui fa seguito il commercio e le costruzioni.
A livello
regionale risulta predominante, sempre per il numero di cooperative che
riunisce, il settore delle costruzioni che fa registrare il 21,9%, mentre si
attestano intorno al 19,5% i servizi alle imprese e le attività manifatturiere.
Continuando ad
esaminare i dati disponibili è possibile rilevare qual è il peso che le società
cooperative mostrano, in termini percentuali sulle imprese, in ogni provincia e
settore di attività economica. Ciò si ottiene dal rapporto, per ogni sezione di
attività e provincia, fra il numero di cooperative ed il totale delle imprese
attive della stessa provincia.
Peso delle cooperative in ciascun settore della
provincia (%) - Nella
colonna “tot.” è indicata la percentuale delle imprese operanti in ciascun
settore di attività nella provincia considerata, rispetto al totale imprese
della stessa provincia
|
SEZIONI |
Pesaro |
Ancona |
Ascoli P. |
Macerata |
MARCHE |
||||
|
|
Coop |
Tot. |
Coop |
Tot. |
Coop |
Tot. |
Coop |
Tot. |
Coop |
|
C
Estraz.di miner. |
- |
0,15 |
- |
0,05 |
- |
0,11 |
- |
0,1 |
- |
|
D
Att. Manifattur. |
0,54 |
20 |
1,19 |
16,54 |
0,55 |
23,83 |
0,76 |
21,96 |
0,74 |
|
E
Energia e acqua |
- |
0,04 |
- |
0,05 |
- |
0,03 |
- |
0,04 |
- |
|
F
Costruzioni |
1,07 |
13,33 |
2,11 |
11,25 |
1,27 |
12,45 |
1,03 |
13,13 |
1,37 |
|
G
Commercio |
0,26 |
31,85 |
0,33 |
36,9 |
0,2 |
31,94 |
0,44 |
33,41 |
0,31 |
|
H
Alberghi e ristor. |
0,57 |
6,44 |
0,26 |
5,23 |
0,19 |
5,89 |
0,51 |
5,16 |
0,38 |
|
I
Trasporti |
0,6 |
6,06 |
2,1 |
5,01 |
1,28 |
4,09 |
0,9 |
4,35 |
1,23 |
|
J
Intermediaz. |
2,76 |
1,45 |
2,4 |
2,12 |
4,17 |
1,17 |
2,32 |
1,69 |
2,78 |
|
K Att. immob., ecc. |
0,87 |
14,77 |
1,33 |
17,1 |
0,86 |
15,27 |
0,74 |
14,74 |
0,98 |
|
O
Altri servizi |
1,57 |
5,6 |
1,36 |
5,74 |
1,08 |
5,21 |
1,45 |
5,41 |
1,37 |
|
Totale
(val.ass.) |
182 |
27.354 |
304 |
29.485 |
174 |
26.659 |
170 |
22.919 |
830 |
Fonte: ISTAT “Censimento intermedio dell’industria e
dei servizi 1996”
La tabella
mostra che le società cooperative marchigiane presentano la maggior rilevanza
nell’ambito dell’intermediazione monetaria e finanziaria che si attesta sul
2,78%. Successivamente si hanno i settori delle costruzioni e degli altri
servizi pubblici e sociali con l’1,37% di imprese e quello dei trasporti che fa
rilevare l’1,23%.
Non si riscontra
una corrispondenza fra le sezioni di attività in cui opera la gran parte delle
imprese della regione ed i settori in cui le società cooperative presentano la
maggior quota sul totale settore della provincia.
Peculiarità
riguardo al peso della cooperazione si riscontrano nella provincia di Ascoli
Piceno per il settore dell’intermediazione monetaria e finanziaria che riunisce
il 4,17% delle imprese del settore, negli altri capoluoghi si attesta invece
intorno al 2,4%.
Riguardo al
settore manifatturiero è notevole la quota di cooperative della provincia di
Ancona che conta l’1,19% delle imprese del settore, mentre nelle altre province
risulta dello 0,5%
b) Analisi occupazionale
La distribuzione
degli addetti occupati nelle società cooperative tra i vari comparti di
attività è quella mostrata dalla tabella.
Addetti delle cooperative per settore e provincia (%
sul totale provincia)
|
Settori |
Pesaro |
Ancona |
Ascoli |
Macerata |
Tot. (v.ass.) |
Tot. (%) |
|
C
Estrazione di minerali |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
|
D
Attività manifatturiere |
24,0 |
38,4 |
32,1 |
32,1 |
4.071 |
33,8 |
|
E
Produz. e distribuz. di energia elettr. gas e acqua |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
|
F
Costruzioni |
9,0 |
6,65 |
5,0 |
5,9 |
802 |
6,6 |
|
G
Commercio all’ingr. e al dett. |
11,3 |
11,3 |
16,2 |
12,4 |
1.489 |
12,3 |
|
H
Alberghi e ristoranti |
1,7 |
1,3 |
1,4 |
7,5 |
292 |
2,4 |
|
I
Trasporti, magazz. e comunicaz. |
8,1 |
16,5 |
10,0 |
5,1 |
1.443 |
12,0 |
|
J
Intermediazione monet. e finanz. |
12,3 |
5,2 |
8,7 |
9,0 |
924 |
7,6 |
|
K
Attività immob., noleggio, ecc. ecc.informatica e ricerca |
22,8 |
15,8 |
20,0 |
17,5 |
2.172 |
18,0 |
|
O
Altri servizi pubb., soc. e pers. |
10,8 |
4,85 |
6,6 |
10,5 |
858 |
7,2 |
|
Totale
(val.ass.) |
2.037 |
5.830 |
2.165 |
2.019 |
12.051 |
|
|
Totale % |
2,1 |
4,5 |
2,2 |
2,5 |
|
100,0 |
Fonte: ISTAT “Censimento intermedio dell’industria e
dei servizi 1996”
Si può notare
che il settore con il più elevato numero di addetti è il manifatturiero (33,8%)
seguito dalle attività immobiliari, noleggio, informatica e ricerca (18,0%),
dal commercio (12,34%) e dai trasporti, magazzinaggio e comunicazioni (12%).
Nel Pesarese
dopo il settore manifatturiero (24%) e quello dei servizi alle imprese (22,8%)
emerge quello dell’intermediazione monetaria e finanziaria (12,3%).
Ad Ancona,
invece, le attività manifatturiere (38,4%) sono seguite dai trasporti,
magazzinaggio e comunicazioni (16,5%) e dai servizi alle imprese (15,8%).
Nelle province
di Macerata ed Ascoli Piceno si presenta la stessa situazione riguardo alle
attività manifatturiere (32,1%), le quali sono seguite dalle attività immobiliari,
di noleggio, informatica e ricerca (rispettivamente 17,5% e 20%) e dal
commercio (12,4% e 16,2%).
Complessivamente,
nelle province di Ascoli Piceno e Pesaro gli addetti delle società cooperative
costituiscono circa il 2,2% del totale occupati di ciascuna di esse, il 2,5% si
raggiunge a Macerata, mentre Ancona si attesta sul 4,5%.
4. Analisi dei dati di fonte infocamere-movimprese
Le banche dati
delle Camere di Commercio costituiscono una delle fonti pubbliche di dati sulle
imprese più complete ed aggiornate del Paese.
Movimprese rappresenta
uno dei risultati del trattamento di questi archivi informatici da parte di
Infocamere ed è la fonte più esauriente sulla demografia economica dei settori
produttivi del Paese.
I dati ottenuti
riguardano le cooperative attive della regione iscritte al Registro delle
Imprese nel periodo 1997/2000 ed il relativo livello occupazionale.
a) Dati riferiti al numero delle cooperative
Ripartizione % delle cooperative nelle province per
anno
|
PROVINCE |
1997 |
1998 |
1999 |
2000 |
|
Pesaro |
22% |
22% |
21% |
21% |
|
Ancona |
37% |
37% |
37% |
37% |
|
Macerata |
21% |
20% |
20% |
20% |
|
Ascoli P. |
20% |
21% |
22% |
23% |
|
Tot.
(v. %) |
100% |
100% |
100% |
100% |
|
Tot.
(v.ass.) |
1.447 |
1.417 |
1.523 |
1.611 |
Fonte: Infocamere-Movimprese
Dalla precedente
tabella emerge che nei quattro anni la provincia di Ancona è sempre quella che
ha la percentuale più elevata di società cooperative (37% circa), mentre le
altre province negli anni considerati fanno rilevare quote tra il 20% ed il
22,5% delle cooperative attive della regione.
Le variazioni
che hanno interessato la cooperazione nell’intero periodo considerato (in
Appendice statistica sono riportate le tavole relative) mostrano una flessione
del numero di imprese nel primo biennio pari al -2,07%, dovuta a tutte le
province ad eccezione di Ascoli Piceno.
Positive
risultano invece quelle degli anni dal 1998 al 2000, che portano ad un
incremento complessivo di imprese, nei quattro anni, dell’ +11,3% (passando da
1.447 cooperative del 1997 a 1.611 del 2000), dovuto in particolare alla
provincia di Ascoli Piceno che ha fatto registrare un incremento totale del
+25,6%.
Procedendo
nell’analisi delle cooperative distinte per sezione di attività economica è
possibile evidenziare, dalle tabelle precedenti, che nel Pesarese i settori
che, nei quattro anni considerati, vantano il numero più elevato di società
cooperative sono l’agricoltura e le costruzioni, seguiti dai servizi alle
imprese e dagli altri servizi pubblici, sociali e personali.
La provincia di
Ancona presenta il settore delle costruzioni quale prevalente ma seguito in
questo caso dal commercio all’ingrosso e al dettaglio.
Rilevante per il
numero di imprese è anche la sezione dei servizi alle imprese nonché quelle
dell’agricoltura e delle attività manifatturiere.
Nel Maceratese,
nel primo biennio, è il settore agricolo a riunire il maggior numero di
cooperative, mentre, nei due anni seguenti, a questo si sostituiscono quello
delle attività immobiliari, di noleggio, informatica e ricerca.
Di notevole
rilevanza anche in questa circoscrizione resta il settore manifatturiero e
quello dei servizi pubblici, sociali e personali, nell’intero periodo
considerato.
Ad Ascoli Piceno
presentano valori assoluti pressoché identici il settore delle costruzioni e
quello dei servizi alle imprese, ma il primo prevale, per il numero di imprese,
nel ’97 e nel ’98, mentre il secondo nel biennio seguente.
Complessivamente
è possibile constatare che nei primi due anni i settori che hanno fatto
rilevare il maggior numero di imprese attive sono stati quelli delle costruzioni,
dei servizi alle imprese, dell’agricoltura e del commercio all’ingrosso e al
dettaglio.
Nel biennio
seguente hanno mostrato notevole sviluppo i servizi alle imprese ed un
decremento di aziende la sezione delle costruzioni, facendo prevalere le attività
immobiliari, di noleggio, informatica e ricerca e lasciando invariate le
posizioni dell’agricoltura e del commercio.
Le variazioni
più rilevanti avutesi nei vari settori hanno riguardato l’agricoltura tra il
’97 ed il ’98, la cui diminuzione è proseguita anche negli anni seguenti ma
solo nella provincia di Macerata, che ha portato ad un decremento a livello
regionale nei quattro anni pari al –1,55%.
Riguardo al
settore manifatturiero emerge una notevole diminuzione di società cooperative
nel primo biennio superata negli anni seguenti.
Complessivamente,
nel quadriennio, ha riportato un aumento di imprese in ogni provincia ad
esclusione di Macerata che è rimasta inalterata.
Il settore delle
costruzioni ha mostrato variazioni costantemente negative nella regione, di cui
la più elevata appartiene a Macerata, la quale presenta diminuzioni di
cooperative anche nel settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio.
In questo
settore tutte le province presentano decrementi nel numero di imprese, ad
eccezione di Ascoli Piceno, per l’intero periodo considerato. La provincia
citata resta costantemente positiva e fa rilevare un incremento complessivo di
cooperative del +18,9%, non riuscendo però a colmare i decrementi verificatisi
nello stesso periodo nelle altre province, che portano ad un decremento
complessivo del –3,2%.
Variazioni
percentuali molto elevate si riscontrano nel comparto della ristorazione della
provincia di Ascoli Piceno dovute al basso valore assoluto delle cooperative
attive dello stesso.
L’unica diminuzione
in questo settore riguarda il Maceratese ed è del 33,3% per gli anni dal ’97 al
2000.
Nell’ambito dei
servizi alle imprese si è riscontrata una diminuzione di cooperative tra il ’97
ed il ’98 in ogni provincia ad esclusione di Pesaro, mentre il numero di
cooperative è aumentato ovunque dal ’98 al 2000, in particolare nella provincia
di Ascoli Piceno la cui variazione nei quattro anni si attesta sul +55,6%.
E’ proprio verso
questo settore che, dal 1997 al 2000, si è registrato costantemente il più
elevato numero di iscrizioni delle nuove società cooperative nel Registro delle
Imprese, sia a livello provinciale che regionale.
Esso è seguito
nel ’97 e nel ’98 dagli altri servizi pubblici, sociali e personali, mentre nel
’99 e 2000 dalle attività manifatturiere, dalle costruzioni e dai trasporti.
Nella provincia
di Ascoli Piceno è notevole l’incremento avutosi nell’intero arco di tempo
considerato nel numero di cooperative operanti nell’ambito della sanità ed
altri servizi sociali, il quale risulta dell’8,24%; mentre nelle province di
Macerata ed Ancona si aggira intorno al 47%.
Rilevante è
l’aumento di imprese operanti nel settore degli altri servizi pubblici, sociali
e personali delle province di Macerata ed Ascoli Piceno (24-25%).
A livello
regionale, le sezioni di attività economica che hanno subito decrementi del
numero di cooperative, complessivamente nei quattro anni, sono state
l’agricoltura, le costruzioni, il commercio all’ingrosso e al dettaglio ed i
servizi domestici presso famiglie e convivenze.
Gli incrementi
hanno invece interessato, in particolare, il settore della sanità ed altri
servizi sociali (+48%), quello alberghiero e di ristorazione (+39,1% di cui
bisogna tener presente il basso valore assoluto) e la sezione dei servizi alle
imprese (+32,4%).
b) Dati occupazionali
Per quanto
riguarda le informazioni di Infocamere-Movimprese relative agli addetti delle
società cooperative, bisogna considerare che questa categoria comprende sia i
soci-lavoratori che i lavoratori dipendenti. Inoltre, i dati ed essi riferiti
non presentano una assoluta attendibilità, a causa della continua variabilità
del livello occupazionale e del fatto che successivamente all’iscrizione nel
Registro delle Imprese le aziende non sempre comunicano le variazioni avvenute
all’interno del loro organico.
Le società
cooperative mostrano a livello regionale una diminuzione di addetti dal 1997 al
1999 pari a –3,28%; la forte ripresa del 2000 fa si che la variazione
complessiva degli occupati nelle cooperative nei quattro anni esaminati sia del
+9%.
Analizzando
quanto è avvenuto in ciascuna provincia si può evidenziare che Pesaro presenta,
come settori più rilevanti dal punto di vista del numero di addetti, quelli dei
servizi alle imprese e della sanità ed altri servizi sociali.
Delle due
sezioni citate si riscontra una netta prevalenza rispetto alle altre fino al
1998; dal 1999 emerge il peso delle attività manifatturiere, mentre nel 2000
queste fanno rilevare un incremento di addetti minore rispetto a quello del
settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio.
Nella provincia
di Ancona i settori prevalenti sono quelli delle attività manifatturiere, dei
trasporti, magazzinaggio e comunicazioni e della sanità ed altri servizi
sociali.
Nel Maceratese
la situazione resta costante per i quattro anni ed i settori con più addetti
sono le attività manifatturiere, la sanità ed altri servizi sociali ed i
servizi alle imprese.
La provincia di
Ascoli Piceno fa emergere un’alternanza dal 1997 al 1999 fra i tre settori
appena elencati; nell’anno 2000 invece è il comparto delle costruzioni e
riunire il maggior numero di dipendenti delle società cooperative.
Nella regione
risultano complessivamente più rilevanti, nell’intero periodo esaminato, le
sezioni delle attività manifatturiere, la sanità ed altri servizi sociali, le
attività immobiliari, di noleggio, informatica e ricerca ed infine i trasporti,
magazzinaggio e comunicazioni.
Considerando
ancora l’aggregato “addetti” è possibile evidenziare la dimensione media delle
società cooperative di ciascuna provincia negli anni dal 1997 al 2000
(graf.3.4).
![]() |
Fonte:
Infocamere-Movimprese
Il grafico
mostra che solo nella provincia di Ancona si ha una costante riduzione della
dimensione media delle cooperative. Questa, tra il ’97 ed il ’98, è data sia da
una diminuzione degli addetti che del numero di cooperative non proporzionale;
negli anni seguenti il numero di addetti continua a diminuire mentre aumenta
quello delle cooperative. La provincia di Pesaro, nei primi tre anni, mostra
una dimensione media pressochè costante, per il fatto che risulta proporzionale
sia il decremento di entrambi i fattori nel ’97 e nel ’98 sia il loro
incremento nel ’99. Tra il ’99 ed il 2000 si verifica un notevole aumento del
rapporto dato dall’incremento degli addetti, risultato molto superiore rispetto
a quello delle imprese.
Le cooperative
maceratesi mostrano un andamento lievemente crescente della loro dimensione
media fino al ’98 a causa della diminuzione più che proporzionale delle imprese
rispetto agli addetti. Nel ’99 il rapporto si riduce, mentre fa rilevare un
notevole aumento nel 2000 dovuto ad un forte incremento di addetti rispetto a
quello delle cooperative. La dimensione media di queste cooperative resta nei quattro
anni sempre la minore rispetto alle altre province. Ad Ascoli Piceno, tra il
’97 ed il ’98, la dimensione delle cooperative segue l’andamento di quelle
maceratesi, ma l’aumento del rapporto è dovuto all’incremento più che
proporzionale degli addetti rispetto alle imprese.
Tra il ’98 ed il
’99 la dimensione si riduce mentre si accresce nel 2000 per un incremento del
numero di addetti più elevato rispetto a quello delle cooperative.
Si può
concludere che nell’intera regione le cooperative impiegano in media nel primo
biennio circa 9,6 addetti, questo valore si riduce nel ’99 a causa di una
diminuzione di essi ed un aumento di cooperative; il rapporto torna a circa 9,5
nel 2000 per un incremento di addetti più che proporzionale rispetto a quello
delle cooperative.
5. I dati di fonte Inps
La ricerca
effettuata presso l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale ha fornito
informazioni riguardanti le società cooperative che occupano lavoratori
dipendenti e sono iscritte nei Registri Prefettizi delle province marchigiane.
I dati ottenuti costituiscono una rilevazione delle iscrizioni alla data del 15
maggio 2001, non è pertanto possibile effettuare un confronto con dati riferiti
a periodi temporali precedenti, la cui indisponibilità è dovuta alla struttura
ed alle modalità di gestione degli archivi.
Cooperative iscritte presso l’Istituto Nazionale di
Previdenza Sociale
|
Province |
Pesaro |
Ancona |
Ascoli P. |
Macerata |
MARCHE |
|
Coop. con cod. autorizzaz. 3A |
158 |
330 |
185 |
153 |
826 |
|
QUALIFICHE DIPENDENTI |
|
|
|
|
|
|
Operai
part-time |
368 |
907 |
454 |
277 |
2.006 |
|
Impiegati part-time |
348 |
330 |
140 |
220 |
1.038 |
|
Dirigenti part-time |
1 |
|
|
|
1 |
|
Apprendisti |
46 |
113 |
14 |
39 |
212 |
|
Operai |
897 |
3.303 |
1.592 |
1.118 |
6.910 |
|
Impiegati |
836 |
1.375 |
553 |
383 |
3.147 |
|
Dirigenti |
11 |
30 |
17 |
6 |
64 |
|
Operai contratto formazione |
1 |
1 |
37 |
1 |
40 |
|
Impiegati contratto formazione |
12 |
11 |
46 |
14 |
83 |
|
Operai contratto formazione part-time |
3 |
|
|
|
3 |
|
Impiegati contratto formaz. part-time |
2 |
5 |
3 |
|
10 |
|
TOTALE
DIPENDENTI |
2.525 |
6.075 |
2.856 |
2.058 |
13.514 |
Fonte: INPS
Cooperative iscritte presso l’Istituto Nazionale di
Previdenza Sociale
|
Province |
Pesaro |
Ancona |
Ascoli P. |
Macerata |
MARCHE |
|
Coop. con cod. autorizzazione 4A DPR.602/70 |
22 |
53 |
41 |
18 |
134 |
|
QUALIFICHE DIPENDENTI |
|
|
|
|
|
|
Operai part-time |
78 |
111 |
78 |
103 |
370 |
|
Impiegati part-time |
3 |
12 |
1 |
1 |
17 |
|
Dirigenti part-time |
|
|
|
|
|
|
Apprendisti |
|
18 |
4 |
|
22 |
|
Operai |
244 |
1.391 |
659 |
227 |
2.521 |
|
Impiegati |
10 |
97 |
15 |
16 |
138 |
|
Dirigenti |
|
|
|
|
|
|
Operai contratto formazione |
|
|
|
|
|
|
Impiegati contratto formazione |
|
|
|
|
|
|
Operai contratto formazione part-time |
|
|
|
|
|
|
Impiegati contratto formaz. part-time |
|
|
|
|
|
|
TOTALE
DIPENDENTI |
335 |
1.629 |
757 |
347 |
3.068 |
Fonte: INPS
Le cooperative
vengono inserite nella banca dati dell’Inps in base ad un codice di
autorizzazione che le identifica.
Il codice
denominato 3A rappresenta il complesso delle cooperative presenti
nell’archivio; il codice 4A individua le cooperative previste dal DPR 602/70
“Riassetto previdenziale ed assistenziale di particolari categorie di
lavoratori soci di società e di enti cooperativi, anche di fatto, che prestino
la loro attività per conto delle società ed enti medesimi”.
Le categorie
richiamate dal citato decreto sono: facchinaggio; trasporto di persone e di
merci per conto terzi; attività preliminari e complementari del facchinaggio e
del trasporto; attività accessorie alle precedenti; attività varie.
Delle società
cooperative presenti nella banca dati non sono, invece, disponibili
classificazioni in base al settore di attività economica in cui esse operano.
Questo è un ulteriore inconveniente, oltre a quello dell’ottenimento di dati
riferiti unicamente al periodo della richiesta, che si è presentato durante la
ricerca.
Le informazioni
ottenute mostrano che nelle regione Marche le cooperative con lavoratori
dipendenti, alla data del 15 maggio 2001, risultano 826 (cod. aut. 3A), di cui
il 40% opera nella provincia di Ancona ed il resto è distribuito equamente fra
le altre province.
Le cooperative
contraddistinte dal codice di autorizzazione 4A sono 134, di cui circa il 40% è
situato nella provincia di Ancona ed il 30,6% nella provincia di Ascoli Piceno.
I dati forniti
dall’Inps mostrano anche il dettaglio relativo alle categorie professionali dei
lavoratori dipendenti; esse sono date da operai, impiegati, dirigenti; operai
ed impiegati con contratto di formazione; operai ed impiegati con formazione
part-time.
La categoria più
numerosa, in ogni provincia, risulta quella degli operai, che rappresenta circa
il 51% del totale dipendenti delle Marche. Questa è seguita, sia a livello
provinciale sia regionale, dalle qualifiche di impiegato (23,3%), operaio
part-time (14,8%) ed impiegato part-time (7,7%).
Le cooperative
contraddistinte dal codice 4A mostrano in ogni provincia una presenza
significativa, all’interno del loro organico, di operai (82%), seguiti da
operai part-time (12%) e da impiegati (4,5%).
Appendice
statistica
Cooperative attive per sezione di attività economica
e provincia (val.ass.)
|
|
Pesaro
|
Macerata |
Ancona |
Ascoli P. |
||||||||||||||||
|
|
97 |
98 |
99 |
00 |
97 |
98 |
99 |
00 |
97 |
98 |
99 |
00 |
97 |
98 |
99 |
00 |
||||
|
A
Agric. caccia e silvicoltura |
49 |
48 |
48 |
50 |
57 |
51 |
49 |
44 |
51 |
51 |
55 |
56 |
37 |
37 |
38 |
41 |
||||
|
B Pesca, piscic., serv. |
8 |
7 |
7 |
8 |
4 |
4 |
4 |
5 |
4 |
4 |
4 |
4 |
3 |
3 |
3 |
3 |
||||
|
C Estrazioni di minerali |
- |
- |
- |
- |
- |
0 |
1 |
1 |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
||||
|
D Attività manifatturiere |
29 |
27 |
30 |
32 |
40 |
36 |
41 |
40 |
49 |
48 |
56 |
57 |
32 |
29 |
36 |
35 |
||||
|
E ener.elettr.,gas,acqua |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
1 |
1 |
1 |
1 |
- |
- |
- |
- |
||||
|
F Costruzioni |
56 |
48 |
50 |
49 |
31 |
28 |
28 |
23 |
97 |
94 |
95 |
89 |
53 |
54 |
53 |
49 |
||||
|
G Commercio |
28 |
28 |
23 |
25 |
33 |
28 |
26 |
29 |
92 |
90 |
83 |
86 |
37 |
37 |
38 |
44 |
||||
|
H Alberghi e ristoranti |
6 |
7 |
10 |
12 |
12 |
11 |
8 |
8 |
4 |
6 |
6 |
9 |
1 |
1 |
2 |
3 |
||||
|
I Trasporti |
16 |
15 |
15 |
19 |
9 |
9 |
9 |
11 |
40 |
40 |
46 |
53 |
14 |
13 |
16 |
18 |
||||
|
J Intermediazione mon. fin. |
8 |
9 |
9 |
11 |
12 |
12 |
12 |
15 |
18 |
17 |
15 |
20 |
14 |
13 |
14 |
17 |
||||
|
K Att. Imm.., nol., infor. |
37 |
39 |
44 |
48 |
51 |
50 |
58 |
66 |
77 |
71 |
77 |
94 |
45 |
43 |
56 |
70 |
||||
|
M Istruzione |
6 |
5 |
5 |
7 |
5 |
5 |
5 |
4 |
9 |
9 |
10 |
10 |
3 |
3 |
3 |
5 |
||||
|
N Sanità e altri servizi sociali |
24 |
25 |
26 |
30 |
19 |
18 |
22 |
28 |
15 |
16 |
20 |
22 |
17 |
22 |
24 |
31 |
||||
|
O Altri servizi |
33 |
35 |
39 |
36 |
28 |
31 |
36 |
35 |
37 |
39 |
42 |
44 |
21 |
23 |
25 |
26 |
||||
|
P Serv. dom. fam. e conv. |
- |
- |
- |
- |
1 |
1 |
1 |
1 |
- |
- |
- |
- |
1 |
1 |
1 |
- |
||||
|
X Non classificate |
18 |
18 |
19 |
16 |
3 |
4 |
7 |
5 |
41 |
39 |
51 |
45 |
11 |
14 |
21 |
21 |
||||
|
Totale |
318 |
311 |
325 |
343 |
305 |
288 |
307 |
315 |
535 |
525 |
561 |
590 |
289 |
293 |
330 |
363 |
||||
|
|
|
|||||||||||||||||||
|
|
Marche
|
|||||||||||||||||||
|
|
1997 |
1998 |
1999 |
2000 |
||||||||||||||||
|
A
Agric. caccia e silvicoltura |
194 |
187 |
190 |
191 |
||||||||||||||||
|
B Pesca, piscic., serv. |
19 |
18 |
18 |
20 |
||||||||||||||||
|
C Estrazioni di minerali |
- |
- |
1 |
1 |
||||||||||||||||
|
D Attività manifatturiere |
150 |
140 |
163 |
164 |
||||||||||||||||
|
E ener.elettr.,gas,acqua |
1 |
1 |
1 |
1 |
||||||||||||||||
|
F Costruzioni |
237 |
224 |
226 |
210 |
||||||||||||||||
|
G Commercio |
190 |
183 |
170 |
184 |
||||||||||||||||
|
H Alberghi e ristoranti |
23 |
25 |
26 |
32 |
||||||||||||||||
|
I Trasporti |
79 |
77 |
86 |
101 |
||||||||||||||||
|
J Intermediazione mon. fin. |
52 |
51 |
50 |
63 |
||||||||||||||||
|
K Att. Imm.., nol., infor. |
210 |
203 |
235 |
278 |
||||||||||||||||
|
M Istruzione |
23 |
22 |
23 |
26 |
||||||||||||||||
|
N Sanità e altri servizi sociali |
75 |
81 |
92 |
111 |
||||||||||||||||
|
O Altri servizi |
119 |
128 |
142 |
141 |
||||||||||||||||
|
P Serv. dom. fam. e conv. |
2 |
2 |
2 |
1 |
||||||||||||||||
|
X Non classificate |
73 |
75 |
98 |
87 |
||||||||||||||||
|
Totale |
1.447 |
1.417 |
1.523 |
1.611 |
||||||||||||||||
Fonte: Infocamere-Movimprese
Cooperative attive per sezione di attività economica
e provincia (var.%.)
|
|
Pesaro
|
Macerata |
Ancona |
Ascoli P. |
||||||||||||||||
|
|
97/98 |
98/99 |
99/00 |
97/00 |
97/98 |
98/99 |
99/00 |
97/00 |
97/98 |
98/99 |
99/00 |
97/00 |
97/98 |
98/99 |
99/00 |
97/00 |
||||
|
A
Agric. caccia e silvicoltura |
-2,04 |
0 |
4,2 |
2 |
-10,5 |
-3,9 |
-10,2 |
-22,8 |
0 |
7,8 |
1,8 |
9,8 |
0 |
2,7 |
7,9 |
10,8 |
||||
|
B Pesca, piscic., serv. |
-12,5 |
0 |
14,3 |
0 |
0 |
0 |
25 |
25 |
0 |
0 |
0 |
0 |
0 |
0 |
0 |
0 |
||||
|
C Estrazioni di minerali |
-6,9 |
11,1 |
6,7 |
10,3 |
-10 |
13,9 |
-2,4 |
0 |
-2 |
16,7 |
1,8 |
16,3 |
-9,4 |
24,1 |
-2,8 |
9,4 |
||||
|
D Attività manifatturiere |
-14,3 |
4,2 |
-2 |
-12,5 |
-9,7 |
0 |
-17,9 |
-25,8 |
-3,1 |
1,1 |
-6,3 |
-8,2 |
1,9 |
-1,9 |
-7,5 |
-7,5 |
||||
|
E ener.elettr.,gas,acqua |
0 |
-17,9 |
8,7 |
-10,7 |
-15,2 |
-7,1 |
11,5 |
-12,1 |
-2,2 |
-7,8 |
3,6 |
-6,5 |
0 |
2,7 |
15,8 |
18,9 |
||||
|
F Costruzioni |
16,7 |
42,9 |
20 |
100 |
-8,3 |
-27,3 |
0 |
-33,3 |
50 |
0 |
50 |
125 |
0 |
100 |
50 |
200 |
||||
|
G Commercio |
-6,3 |
0 |
26,7 |
18,8 |
0 |
0 |
22,2 |
22,2 |
0 |
15 |
15,2 |
32,5 |
-7,1 |
23,1 |
12,5 |
28,6 |
||||
|
H Alberghi e ristoranti |
12,5 |
0 |
22,2 |
37,5 |
0 |
0 |
25 |
25 |
-5,6 |
-11,8 |
33,3 |
11,1 |
-7,1 |
7,7 |
21,4 |
21,4 |
||||
|
I Trasporti |
5,4 |
12,8 |
9,1 |
29,7 |
-1,96 |
16 |
13,8 |
29,4 |
-7,8 |
8,5 |
22,1 |
22,1 |
-4,4 |
30,2 |
25 |
55,6 |
||||
|
J Intermediazione mon. fin. |
-16,7 |
0 |
40 |
16,7 |
0 |
0 |
-20 |
-20 |
0 |
11,1 |
0 |
11,1 |
0 |
0 |
66,7 |
66,7 |
||||
|
K Att. Imm.., nol., infor. |
4,2 |
4 |
15,4 |
25 |
-5,3 |
22,2 |
27,3 |
47,4 |
6,7 |
25 |
10 |
46,7 |
29,4 |
9,1 |
29,2 |
82,4 |
||||
|
M Istruzione |
6,1 |
11,4 |
-7,7 |
9,1 |
10,7 |
16,1 |
-2,8 |
25 |
5,4 |
7,7 |
4,8 |
18,9 |
9,5 |
8,7 |
4 |
23,8 |
||||
|
N Sanità e altri servizi sociali |
0 |
5,6 |
-15,8 |
-11,1 |
33,3 |
75 |
-28,6 |
66,7 |
- |
- |
||||||||||